Discussione: Ciao Matisse...
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Vecchio 09-11-2018, 11:22   #1
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Muset2005
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Predefinito Ciao Matisse...

Buongiorno a tutti.
So che normalmente quando ci si registra in un forum bisognerebbe presentarsi nella giusta sezione, ma in questo momento è questa la sezione in cui mi sento di scrivere.
Premetto di aver consultato questo forum svariate volte, quando avevo dubbi di qualsiasi tipo; ho trovato un luogo di ascolto e di confronto e di questo vi ringrazio, nonostante non sia mai intervenuta.
Mi chiamo Elisabetta, ho quasi 24 anni e per me questo è davvero un momento difficile perché ieri, nel bel mezzo della notte, il mio Matisse ci ha lasciati dopo 13 anni di vita insieme.
Prima di iniziare a raccontarvi un po' di lui, vorrei ringraziare con tutto il mio cuore l'utente Chicca2002 perchè la sua storia (o meglio, quella di Chicca) che mi ha spinta a registrarmi e a condividere con voi il tutto. Chicca2002, se mai leggerai questa discussione, voglio dirti che ho pianto come non mai leggendoti perchè la tua storia con Chicca è davvero simile alla mia con Matisse, e mi ha aiutata tanto a elaborare la situazione.
Bene, con queste premesse, vi racconto un po'...

Sono sempre stata un'amante dei gatti. Mi ricordo che quando andavamo a trovare la nonna ero felicissima di poter giocare con il suo micino Chicco, che scorrazzava libero nel giardino e per le strade del piccolo paese, lontano da macchine o da pericoli... Era il lontano 2000, avevo 6 anni e già da allora avevo capito che per me un gatto era più di un semplice animale. Però io e i miei genitori vivevamo in un appartamento in città. Ricordo bene quanto fossi insistente con loro, ogni Natale era per me una buona occasione di chiedergli un gattino. Loro, però, erano molto restii: la vita in appartamento, e qui cito mia madre, "è come una prigione per un gatto".
Facciamo un piccolo balzo in avanti, al 2005: avevo 10 anni ed erano le prime volte in cui i miei, sotto stretta supervisione, mi lasciavano usare Internet. Non a caso, la prima cosa a cui pensai fu cercare informazioni sulla vita dei gatti in appartamento. Trovai diversi articoli che spiegavano come, nonostante il gatto fosse - ovviamente - un amante della libertà e degli spazi aperti, avrebbe potuto condurre una vita dignitosa anche in una casa di quel tipo. Inaugurai la nuova stampante, imprimendo su carta le "prove" del fatto che avremmo potuto tenere un gattino...
A settembre 2005, papà mi disse: "Oggi andiamo dal veterinario a prendere un gattino, vuoi venire con noi?" e credo che non potrò mai e poi mai dimenticare la gioia di quel momento. Ci mettemmo in macchina e andammo dal veterinario, sedendoci in sala d'attesa. Ci chiamò un dottore molto gentile e ci accompagnò in una saletta. Sul carrello trovammo lui: rosso e bianco, persiano, occhietti azzurri con sfumature marroncine... vi lascio immaginare la gioia.
Da amante de Gli Aristogatti, il nome venne da sé.
Per me fu una rivoluzione: figlia unica, avevo un compagno di giochi, un fratellino che mi mordeva e mi graffiava e io che lo lasciavo fare. Un giocherellone ma anche affettuoso, molto indipendente (tanto che odiava farsi prendere in braccio) e caparbio.
Il veterinario ci avvertì dell'eventualità che potesse sviluppare una condizione cardiaca piuttosto grave, la cardiomiopatia ipertrofica. Una sindrome piuttosto comune nei gatti persiani maschi. Ogni anno lo monitoravamo e, purtroppo, la sviluppò.
Seguirono così anni e anni di medicine, alcune odiate e altre meno, tentativi di mettergliele nel cibo falliti e altri andati a buon fine... eppure lui resisteva, giocava e si faceva coccolare, orgoglioso come solo i gatti sanno essere.
Ricordo le parole del veterinario, che chiamava i tirocinanti per fargli vedere il cuore di Matisse, dicendo: "Questo è un caso da manuale. Guardate il cuore, guardate come resiste nonostante la condizione. È un eroe."
E per me lo era davvero. Ma oltre a essere un eroe, è stato un compagno di vita per 13 lunghi anni. 13 anni in cui mi ha vista crescere, da bambina impacciata di 10 anni quale ero a donna di 23 anni, quasi 24. Mi ha fatto ridere quando correva per casa, quando aspettava che tornasse mio padre dal lavoro e saliva sul tavolo perché lui lo accarezzasse, quando stava ore e ore in camera con me mentre studiavo, quando ho avuto la mia prima delusione d'amore lui capiva che ero triste e si strusciava su di me. Quando me ne sono andata di casa per studiare, tornavo e lui era freddo, quasi offeso nei miei confronti che lo avevo lasciato. Negli ultimi due anni mi sono ritrasferita a casa dei miei per la laurea specialistica e ho potuto di nuovo averlo con me.
Mi ritengo fortunata ad aver avuto un amico, un fratello, un compagno di vita come lui per 13 lunghi anni, date le sue condizioni di salute. Ero consapevole del fatto che prima o poi sarebbe dovuto succedere.
È successo ieri, alle 4 del mattino. Ci ha chiamati con un lungo miagolio, ha iniziato ad avere degli spasmi e poco dopo ci ha lasciati. Fino alla sera prima stava bene, aveva mangiato e bevuto come al solito, lo avevo accarezzato e coccolato.
Per tutti noi è stato e continua a essere un dolore tremendo, ieri non ho fatto altro che piangere e ogni angolo di casa mi ricorda lui.
Oggi non posso dire di non essere triste, ma sono felice anche solo di aver avuto la gioia e la fortuna di averlo avuto accanto per così tanto tempo. Lo abbiamo amato dal profondo del cuore e continueremo ad amarlo per sempre.

Grazie di aver letto tutto questo, spero di non essere stata troppo prolissa, ma ci tenevo davvero a scrivere di lui perché credo che parlarne piuttosto che reprimere il tutto mi aiuti.
Grazie anche a tutti voi perché, inconsapevolmente, mi avete aiutata quando avevo dei dubbi.
E grazie Matisse, perché sei stato una parte indimenticabile della mia vita, con te sono cresciuta e maturata, mi sono divertita, e vederti andar via è stato uno dei momenti più tremendi della mia vita. Spero di non averti mai fatto mancare nulla e spero che tu ora sia felice tanto quanto lo eri con noi, se non di più...


Ultima Modifica di Muset2005; 09-11-2018 at 11:29.
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